
Subprime, Goldman evita processo scandali, truffe e assoluzioni. La finanza cattiva è più forte che mai
E I BANCHIERI-GANGSTER RESTANO IMPUNITI
di Federico Rampini
«Gli scandali bancari hanno distrutto la fiducia del pubblico, ricostruirla sarà una sfida», commenta amaro il capo della vigilanza sulla City di Londra, Lord Turner. L’Economist ha coniato un neologismo, “banksters”, facendo la fusione banchiere e gangster. Il New York Times sentenzia: «I banchieri non sentono né il vincolo della legge né quello della morale».
Non vi sembra di rileggere i titoli del 2008, l’anno del crac sistemico originato dai mutui subprime? Invece sono cronache di questi giorni. Imperterriti, impuniti, i banchieri colpiscono ancora. GOLDMAN SACHS era finita sotto inchiesta per frode da parte del Dipartimento di giustizia americano per aver venduto titoli legati ai subprime e al tempo stesso aver scommesso con dei derivati sul loro fallimento. Un guadagno da più di un miliardo di dollari. Ma ieri gli investigatori hanno rinunciato al processo penale. Come se nulla fosse accaduto, la finanza cattiva è più forte che mai. L’ultima: STANDARD CHATERED, gloriosa banca britannica molto radicata sui mercati asiatici, è stata colta in flagrante complicità con l’Iran. Calpestando le sanzioni, ha nascosto 60.000 operazioni per un valore di 250 miliardi di dollari con il regime di Teheran. Il mese scorso era stata la sua consorella Hsbc a confessare: riciclaggio di denaro sporco dei narcotrafficanti, e ripetute violazioni delle leggi bancarie americane. E’ ancora fresca la vicenda della JP MORGAN CHASE, un buco di bilancio da 5,8 miliardi di dollari per speculazioni azzardate (e possibilmente illecite) sui derivati. Nel suo piccolo anche l’Italia si affaccia nell’elenco: vedi il caso dell’amministratore delegato di MEDIOBANCA, Alberto Nagel, indagato per ostacolo all’autorità di vigilanza nel pasticcio Ligresti-Fonsai.
Ma perfino questi scandali recenti impallidiscono di fronte alla “madre di tutte le truffe”, la vicenda del TASSO LIBOR. Una frode così gigantesca, operata con tale spavalderia e arroganza, che perfino il capo supremo della banca più coinvolta, il dimissionario Robert Diamond di BARCLAYS, ha dovuto ammettere di sentirsi «nauseato, fisicamente sconvolto» di fronte alle email che i suoi trader si scambiavano nel corso della maxitruffa. Lo scandalo del Libor sembra aver superato ogni limite. In confronto appaiono quasi veniali la vicenda dei mutui tossici che provocò il tracollo globale del 2008, o le frodi sui rating delle grandi agenzie S&P e Moody’s. Come spiega Gary Gensler, presidente di una delle authority di vigilanza sui mercati finanziari americani (la Commodity Futures Trading Commission), la manipolazione illegale del Libor «mette in discussione l’affidabilità di un tasso-chiave, un tasso che determina i rendimenti per i risparmiatori che cercano di assicurarsi un futuro, o i costi dei mutui per la casa». Accertare che veniva truccato il Libor, è come scoprire che qualcuno ha il potere di modificare la misurazione delle ore, o della temperatura, a fini di lucro. Se è così, non possiamo più essere certi di nulla.
COS’È il LIBOR ESATTAMENTE? L’acronimo sta per London Interbank Offered Rate. E’ il più importante e universale di tutti i tassi d’interesse interbancari, una sorta di “termometro centrale” della finanza, da cui ne dipendono tanti altri che toccano la nostra vita quotidiana. Ogni mattina prima delle ore 11 di Londra, i dirigenti di 19 banche globali si coordinano per annunciare il “minor tasso di mercato” quale viene misurato in quella giornata. Sulla base di quel tasso le banche si regolano per farsi credito l’una con l’altra. A cascata, dal Libor dipendono i tassi sui prestiti ai consumatori, sul credito rateale per l’acquisto di automobili, sui mutui per la casa, sui fidi bancari alle imprese. Il Libor influenza in cento modi i bilanci dei fondi pensione, perfino delle finanze pubbliche. Solo di recente la Barclays ha ammesso di avere sistematicamente truccato quel tasso “ufficiale” per almeno quattro anni consecutivi, dal 2005 al 2009. Lo ha fatto per interesse privato. Per ora ci ha rimesso la poltrona il suo chief executive Diamond, e la Barclays ha patteggiato il pagamento di 453 milioni di dollari di multe, ma presumibilmente questa vicenda è solo agli inizi. Si sospettano collusioni nelle AUTHORITY DI VIGILANZA, le accuse rimbalzano tra New York e Londra. Già ora è chiaro che la Barclays non può avere agito da sola. Tra le banche sospettate di essere le sue complici nel “cartello” (definìzione della Commissione Ue), sono sotto indagine Citigroup, JP Morgan Chase e Hsbc. L’economista John Stodder Jr. le descrive come «istituzioni un tempo rispettate, oggi infettate dall’avidità, che hanno sovvertito il capitalismo e rapinato i pensionati». Gli Stati della California, New York, Florida, Connecticut e Maryland sono pronti a costituirsi parte civile per i danni subiti nei loro bilanci. Si unirà a loro il CALPERS, il più grande fondo pensione del mondo, che eroga gli assegni previdenziali per gli statali della California: anch’essi derubati dal “cartello” del Libor.
Ma processi e maximulte servono a qualcosa? L’interrogativo è legittimo, a quattro anni dalla «madre di tutte le crisi finanziarie»: era ragionevole pensare che il disastro del 2008 provocato dalla finanza tossica avrebbe vaccinato il sistema bancario dai comportamenti più distruttivi. Non è andata affatto così. La truffa del Libor, come si vede dalla sua cronologia, si è prolungata anche nel 2009 cioè dopo che le maggiori banche occidentali erano finite sotto tutela statale, assorbendo ingenti risorse pubbliche per i loro salvataggi. Erano istituti di credito semi-nazionalizzati, salvati dalla bancarotta con i soldi dei contribuenti, e continuavano a rubare. Com’è possibile? Dov’è l’origine profonda di un degrado così diffuso, così pervasivo, così incurabile? Una risposta la fornisce l’analisi delle ultime sanzioni somministrate in America contro le aziende colpevoli di frode ai danni dello Stato. Magistratura e organi di controllo colpiscono con velocità e con severità negli Stati Uniti, eppure non basta. Dall’inizio di quest’anno siamo già a quota 8 miliardi di dollari di multe, più del doppio di tutte le multe del 2011 (nell’aggregato non ci sono solo le banche ma tutte le imprese sanzionate, incluse le aziende farmaceutiche e petrolifere). A seguire l’escalation degli scandali, sorge il dubbio che le sanzioni non siano un deterrente efficace. Forse perché colpiscono le società, ma non i loro capi. Lo dice apertamente il senatore Jack Reed, democratico del Rhode Island: «Il cittadino si chiede com’è possibile che tante imprese commettano reati gravi, e tuttavia nessuno dei dirigenti viene colpito individualmente». In realtà non è proprio così: la sola authority di Borsa, la Securities and Exchange Commission (Sec), ha perseguito 55 top manager con 2,2 miliardi di multe. E’ vero però che nella maggioranza dei casi la giustizia è impersonale, incrimina l’azienda anziché i suoi capi, i quali pur dimissionati a volte si ritirano con “paracadute d’oro”, bonus e superpensione. La spiegazione va cercata nel tradizionale pragmatismo dei sistemi giudiziari anglosassoni, in particolare quello americano, che preferisce “andare a caccia delle tasche più capienti” (“go after deep pockets”), cioè puntare dritto verso le finanze aziendali dove si possono estrarre le multe più pesanti. Questo realismo, che bada al sodo e vuole massimizzare l’incasso di multe per lo Stato, ha un effetto collaterale perverso. Le grandi società per azioni spalmano le multe nei loro bilanci, scaricandole sugli azionisti e in ultima istanza sui clienti attraverso aumenti di prezzi, tariffe, commissioni e interessi. Per il top manager dunque non c’è un disincentivo sufficiente. Un responsabile della vigilanza bancaria Usa di recente ha confessato al New York Times: «I banchieri oggi mi sembrano perfino più prepotenti di quanto fossero prima della crisi». L’impunità individuale alimenta l’arroganza. Lord Turner arriva a conclusioni analoghe: «La dimensione dell’attività finanziaria è aumentata, il suo peso sull’economia è sempre più largo, di conseguenza i potenziali benefici dalle frodi sono ancora maggiori».
Il crimine paga, se a rapinare la banca è il banchiere stesso. La metastasi è così grave e pervasiva, da provocare un clamoroso ravvedimento in uno dei più grandi banchieri d’America. Il caso del “banchiere pentito” è quello di Sanford Weill, colui che negli anni Novanta guidò la folle corsa verso il gigantismo della finanza. Weill fu l’artefice della fusione tra Citibank e Travelers, da cui nacque il colosso Citigroup. Ebbe un’influenza politica notevole, ispirando la “convergenza bipartisan” verso la deregulation finanziaria. Fu uno degli attori-chiave nell’iter della legge Gramm-Leach-Biley del 1999, che con il voto repubblicano e democratico, e la firma dell’allora presidente Bill Clinton, accelerò fusioni e acquisizioni. Quella legge segnava la fine della regola sacra contro la “mescolanza dei mestieri”, applicata dopo il crac di Wall Street del 1929. La storica legge Glass-Stegall del 1933, approvata per volere di Franklin Roosevelt nella Grande Depressione, vietava alle banche che raccolgono depositi dei risparmiatori, di usarli per investimenti speculativi o per acquisire partecipazioni azionarie. Era una sana divisione dei rischi, andata in frantumi nel 1999 sotto i colpi del pensiero unico neoliberista. Oggi Weill fa autocritica. «Dobbiamo tornare a separare i banchieri d’investimento dalle banche di deposito», ammette l’ex fondatore di Citigroup. Prima di lui, lo va dicendo da quattro anni Paul Volcker, il grande saggio della finanza, che fu presidente della Federal Reserve. Volcker nel 2008 era uno dei consiglieri più ascoltati da Barack Obama. Poi il presidente dovette prendere le distanze dai suoi suggerimenti troppo radicali. Non sarebbero mai passati al Congresso, davanti allo sbarramento delle lobby bancarie.
Il che ci riporta all’origine stessa della crisi, la rottura degli equilibri fra oligarchie finanziarie e governi. Sicuri della loro impunità, i banchieri hanno “investito” nella politica e ne sono diventati spesso i padroni, o almeno dei robusti azionisti con potere di veto. Senza aggredire il loro potere, e possibilmente smembrare le basi stesse del loro “perimetro aziendale”, la lista degli scandali è destinata ad allungarsi, insieme al bilancio dei danni sociali e collettivi.
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Categorie: Politica, cultura
Le banche sono le organizzazioni criminali più sanguinarie al mondo e i banchieri sono nient’altro che un manipolo di strozzini usurai che si sono arrogati il monopolio del male. Hanno, da sempre, fatto di tutto per mantenere questo potere nelle loro mani. Ma la “madre di tutte le truffe” non è la vicenda sul tasso Libor, è il Signoraggio Bancario, dal quale filiano tutte le altre fregature.
Un saluto
Essendo io troppo ignorante riguardo ai meandri della finanza, mi astengo dal commentare i particolari dell’articolo. Posso solo dire che l’intuito, anche se un po’ confusamente, mi aveva fatto capire già da tempo quale sarebbe stato l’esito di certi comportamenti dei cosiddetti BANKSTERS. Allora, qualcuno mi giudicherà molto male se la rabbia che provo mi spinge a volte a desiderare che qualche gruppo di “coraggiosi” si organizzi per fare del male FISICAMENTE a questi delinquenti?…. Chissà… forse, se ciò accadesse, potrebbero cominciare a provare un po’ di paura ?
Per chi mastica l’inglese, suggerisco questo articolo http://www.zerohedge.com/news/confused-why-so-many-foreign-banks-are-suddenly-being-charged-us-heres-why, nel quale gli autori (un gruppo di dipendenti di grosse banche d’affari che mantiene l’anonimato) spiegano perchè Barclays debba pagare, e Goldman invece no.
Se lo Stato non riesce con efficacia a colpire direttamente i BANKSTERS, potrebbe perseguire il loro tramite con il potere, I LOBBISTI, coloro che inducono con favori, denaro o minacce il Potere politico a fare gli interessi non della Nazione, bensì dei loro padroni BANKSTERS.
Questo significa lottare contro la corruzione sotto tutti i suoi aspetti.
Il lobbismo, tuttavia – sul quale da decenni si basa il sistema americano – stà dilagando anche in Italia, forte di un’ impunità totale di SISTEMA e si evolve costantemente, dalla mazzetta di Mani Pulite, ai rapporti mafia-politica, alla svendita dell’ economia reale, allo strapotere delle ideologie iperliberiste, alla devastazione della DEMOCRAZIA.
Cos’ è un lobbista, se non uno spregevole corruttore per conto terzi ???
Certo, se lo Stato è talmente infetto da proteggere, invece che colpire, oltre ai BANKSTERS, anche i loro lobbisti corruttori e portavoce, non ci sono alternative alla ripresa, se non dopo una ” estinzione di massa ” !
In una società capitalista lo stato non è legittimato ad avere alcun monopolio. Esattamente il contrario di quanto invece si ha oggi in relazione al denaro (il termine tecnico è infatti “moneta a corso forzoso”). Il denaro, un’istituzione sociale nata spontaneamente e di fondamentale importanza è diventata monopolio di stato e del sistema bancario che opera in modo fraudolento grazie al privilegio consessogli in via esclusiva dallo stato. Uno dei prezzi più importanti del mercato, il tasso d’interesse, che segnala la disponibilità di risparmi nella società e che determina il comporamento imprenditoriale, viene stabilito da un organo di pianificazione centrale controllato dallo stato secondo i principi del socialismo. Il discoordinamento che risulta da un abbassamento artificiale del tasso di interesse porta a gravi distorsioni nel sistema produttivo che, dopo una fase di espansione artificiale insostenibile (perchè non indotta dall’incremento dei risparmi), si trasforma in crisi del sistema finaziario e produttivo che si manifesta in recessione, redistribuzione iniqua dei beni, disoccupazione di massa, impoverimento e disperazione. Quello che viviamo oggi è molto più simile al fascismo che al capitalismo.
Ciao, Kora.
Mi pare che nelle società capitaliste, lo Stato abbia parecchi monopoli: la violenza legittima, la capacità di legiferare, l’amministrazione pubblica, il controllo delle frontiere, la difesa e la guerra, ecc.
Jordi, hai ragione. Infatti, le chiamiamo “capitaliste”, ma non lo sono. Nella misura in cui i fattori di produzione sono in mano pubblica, l’ordine sociale che si tenta di creare è di stampo socialista. L’amministratore della cosa pubblica è lo stato. La mia critica a chi sostiene che la crisi derivi dal “fallimento” dell’ordine capitalista è che di capitalismo non si tratta. Il fallimento à da attribuire al socialismo. L’ordine sociale capitalista si basa sul rispetto della proprietà privata e del libero scambio. Qualsiasi azione di violenza nei confronti di queste due istituzioni, come ad esempio la tassazione, non trova giustificazione nel capitalismo, dove nessuno può adottare la forza per obbligare un altro a consegnargli qualcosa che è di sua proprietà. Una società puramente capitalista non ha stato, è una società anarchica.
Col potere che hanno queste associazioni a delinquere, che invece di usare armi da fuoco usano i ben più micidiali strumenti della finanza, non esiterebbero a mettere in ginocchio qualsiasi neoeletto governo che intendesse mettere un freno ai loro criminosi maneggi. A questo punto, visto che anche in paesi ben più seri del nostro il potere politico non può andare oltre un certo limite, e che pertanto queste canaglie spadroneggiano facendosi beffe delle leggi, come reagire a un’aggressione banksteristica su vasta scala che facesse crollare verticalmente l’economia di un paese provocando miseria e fame per milioni di abitanti? Immaginiamo che in una nazione dell’eurozona, già in difficoltà perché sta subendo i colpi della speculazione finanziaria, a seguito di elezioni politiche andasse al governo un partito (o una coalizione di partiti) fermamente determinato a contrastare le manovre eversive di questi bankster, che possibilità avrebbe di uscire in piedi da un confronto del genere, non potendo ovviamente dichiarare guerra ai paesi in cui questi delinquenti operano? Si organizza tra Grecia, Spagna, Italia (almeno per il momento) una rete di tribunali del popolo con il compito di individuare questi gaglioffi, processarli (ovviamente in loro assenza) sulla base di prove inconfutabili, e condannarli a una pena capitale la cui esecuzione verrebbe affidata a gruppi segreti che agirebbero secondo tempi e modalità a loro discrezione? Si deve arrivare a queste forme di difesa? Quando qualche farabutto comincerà a cadere sotto i colpi di questa giustizia, gli altri dovranno riflettere seriamente sui loro comportamenti e sulle loro azioni.
Mi piace molto il termine BANKSTER.
Rende perfettamente l’idea…
lo diro’ al primo che incontro! passera??
Rampini bravo come al solito, ma per me(enormemente ignorante in economia e non solo) ha fatto non so se volutamente o no,un’ommissione non quantificabile!! e lo ior?????sappiamo che i banchieri sono degli emeriti ladroni!!! tutti.
In una società fondata sul capitalismo ed il denaro chi meglio dei banchieri può gestire il potere? da società di servizio sono diventate centri di potere che condizionano le politiche, la vita e la morte delle nazioni. La morale non è materia da bankers. C’è da chiedersi quanto ancora il sistema possa durare prima di avvitarsi inevitabilmente su se stesso.
Non sarà allora che da noi abbiamo sbagliato tutto? Non sarà che il vaccino l’ha iniettato il virus? Ma non sarà che il patto fra capitale e politica è “noi capitalisti evitiamo la vostra delegittimazione ma in cambio vi fate i cazzacci vostri”?
forse l’unica soluzione che abbiamo è di tornare a mettere i soldi sotto il mattone
Reblogged this on BABAJI.
Per chi ha pazienza, a questo link: http://www.linkiesta.it/fantacci-e-amato si può leggere l’introduzione ad un saggio interessante: “Come salvare il mercato dal capitalismo” di Massimo Amato e Luca Fantacci, economisti. “Dire no ai mercati finanziari, spiegano, non significa rinunciare al mercato ma rinunciare a fare mercato con ciò che merce non è: moneta e credito.”
“Il dominio dei mercati finanziari è politicamente illegittimo, economicamente dannoso, umanamente aberrante. Bisogna venirne fuori…. Che cosa significa porre limiti al mercato del credito? Alcune misure sono già oggetto di considerazione e attendono solo di essere attuate e comprese in una visione unitaria e organica: possono prendere la forma di tasse sulle transazioni finanziarie (Tobin o sorta di Tobin Tax), di aumenti delle imposte sulle rendite finanziarie, di imposte sulle successioni e sui patrimoni, di una distinzione normativa fra banche commerciali e banche di investimento, di limitazioni alla contabilità al fair value, di una rivalutazione della tradizione della finanza e della banca cooperativa.Tuttavia, non bisogna pensare soltanto di limitare la finanza di mercato. È possibile e auspicabile anche inventare forme nuove. Pensare un’alternativa significa pensare una finanza alternativa. Passare da una finanza di mercato a una finanza per il mercato.”
E anche vietare alle banche che raccolgono depositi dei risparmiatori, di usarli per investimenti speculativi o per acquisire partecipazioni azionarie. Al limite come si diceva all’inizio questo lo fanno banche specifiche e chi “le frequente” sa i rischi che corre”.
cronaca di un serial gia visto..ma che continua impavido la messa in onda..l’ottimo rampini analizza alla perfezione un problema ..i poteri forti vincono sempre a scapito della giustizia ! e la globizzazione acuisce un tacito accordo tra di loro..
Qualcuno do voi ha mai creduto che la finanza senta il vincolo della legge e della morale?
Karl Marx (Manoscritti economico-filosofici del 1844 (XLI) scriveva: “Dato che il denaro, in quanto concetto esistente e realizzato del valore, confonde e scambia tutte le cose, esso è la ‘confusione’ e la ‘permutazione’ generale di tutte le cose e, quindi, il mondo rovesciato,la confusione e la permutazione di tutte le qualità naturali e umane”.
Dunque, se Marx aveva visto bene, per chi è dedito a fare danaro con il danaro (ossia i finanzieri) l’illegalità è la legalità e l’immoralità è la moralità.
i banchieri (anzi gli amministratori “delegati” da banchieri o politici ) fanno solo gli interessi delle multinazionali che sono in maggior parte di proprieta appunto dei banchieri (ossia quelli che detengono la maggioranza delle azioni della banca) .. è tutto un giro vizioso che per stroncarlo bisogna abbattere il capitalismo.. non c’è altro da fare
Ma l’Amerika non era quel posto dove l’evasione fiscale e i reati finanziari erano puniti con decenni di reclusione?
Allora anche questa è una tragica barzelletta?
Mi piacerebbe commentare,non sono in grado,ignoro i temi finanziari.Ho capito solo che sono mascalzoni impuniti.
mi pare che questi scandali che stanno emergendo nella finanza siano la spia che il capitalismo ha delle tare così profonde che ci porterà al collasso. Solo che in alternativa vedo solo il sistema inventato in cina, partito unico e libertà di impresa che non mi piace per niente.
mi pare di capire che con Bush era l’industria ad arricchirsi, vedi petrolieri e armamenti, invece la sinistra preferisce aiutare le finanza. Come sempre a rimetterci sono i cittadini.
Ciò che scrive Rampini, è quanto avverto, nella mia ignoranza sui temi finanziari, da molto tempo. La finanza (rapinatrice e creativa) ha sostituito con i suoi lunghi tentacoli la politica mondiale, asservendola alla sua ingordigia. Persino Obama ha dovuto rinunciare ad un consigliere come Volcker, nel tentativo di mettere ordine nel conflitto di interesse, là dove le banche investono in modo spericolato i proventi dei fondi pensione! La manipolazione del LIBOR, sarebbe un motivo per cacciare chi ha favorito tutto ciò. Ma i managers e i responsabili del disastro, restano intoccabili e imperterriti ai loro posti di comando. Tanto come abbiamo visto le macro-multe vengono pagate dalle società, che a loro volta le spalmano sui correntisti. E qui il cerchio si chiude! D’altronde il liberismo sfrenato permette questi scempi!
MI piacerebbe essere in grado di commentare questo articolo, ma il suo linguaggio tecnico è al dissopra del mio lessico abituale. Io parlo come mangio! Una cosa però l’ho capita, che i maggiori delinquenti sono quelli in guanti bianchi, quelli che maneggiano i soldi degli altri e si arricchiscono con evoluzioni finanziarie, spesso oltre la legge! Comunque vada la fanno franca e se anche venissero presi con le mani nel sacco, riescono sempre ad eludere ogni tipo di punizione, anzi raggiungono il massimo della carica con trasferimenti di facciata! Questi signori tengono in pugno i governi, che devono fare i conti coi disavanzi, le spese, l’occupazione, li taglieggiano e impongono regole! E noi? Noi paghiamo, naturalmente!